Architettura e Cultura
Nonostante le modeste dimensioni, Moltrasio è un comune assai ricco di sorprese e, soprattutto, è un luogo ancora molto legato al proprio passato ed alle tradizioni di un tempo.
Splendido luogo affacciato sul Lago di Como, questo piccolo comune si presenta come un pittoresco e pacifico borgo ricco di luoghi incantevoli e costruzioni imponenti celanti sorprendenti tesori.
Tra le costruzioni, spicca naturalmente per importanza la chiesa dedicata al santo patrono, San Martino. L'edificio, più volte restaurato, risale al 1207 e conserva ancora oggi, sul fusto del campanile, dei resti romanici.
La facciata in piestra si presenta imponente e precede un interno ricco di opere di notevole pregio tra cui statue, tele ed affreschi.
Tra le reliquie custodite in San Martino spicca però la Sacra Spina, ossia un frammento della Santa Corona donata alla parrocchia nel 1721.
Altra costruzione di notevole bellezza è la chiesa di sant'Agata che, in pietra viva, presenta su una delle pareti esterne, un affresco rinascimentale del Martirio di sant'Agata accompagnato da un grande affresco raffigurante San Sebastiano del tardo '400.
Infine, troviamo la cappella dedicata a San Rocco che, presumibilmente eretta nel '400 sulle rive del lago, è teatro e protagonista della festività dedicata al santo durante la quale si provvede anche a far benedire le barche del posto.
Ma accanto ai monumenti, Moltrasio vanta anche un patrimonio culturale di tutto rispetto del quale non si manca mai di citare la famosa leggenda della bella Ghita.
La leggenda narra che una Giovane ragazza di nome Ghita, tornando da una visita ai parenti di Cernobbio, per il ritardo, si trovò ad affrontare il cammino di ritorno a Moltrasio nel cuore della notte.
Improvvisamente, la ragazza si imbattè in un losco figuro che subitò mostrò intenzioni malvagie. Ghita, per scappare al malvivente, si gettò allora dal dirupo e, con lei, anche il malintenzionato si gettò dalle rocce.
Al contrario di costui però, Ghita non cadde nelle acque, ma fu salvata da un grosso ramo in cui le sue vesta si erano impigliate.
Soccorsa dal suo amato, ghita venne così riaccompagnata al paese mentre gli uomini si avventurarono alla ricerca del malvivente illuminando le acque del lago con le proprie torce.
Si narra dunque che, in seguito, per molti anni, nelle notti di tempesta, una piccola fiammella vagò tra i rami e gli alberi spogli del dirupo.
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